
Akhenaton, anche noto come Amenhotep IV, è il nome di un faraone che è passato alla storia per il suo tentativo di instaurare il culto monoteista del dio Aton in una società politeista.
Il suo fallimento lo condannò a una damnatio memorae nel suo tempo, tanto che vennero distrutti documenti sul suo conto e ora è difficile ricostruire la sua linea di successione dopo la sua condanna a morte. Come spesso succede per questi personaggi quasi dimenticati, la sua figura ha riscosso una discreta attenzione da molti intellettuali del passato e del presente, tra cui Philip Glass. Il compositore americano è stato talmente attratto dalle vicende di Akhenaton dopo la lettura del libro-riflessione sulle religioni monoteiste di Immanuel Velikovskij che nel 1983 gli dedica l’opera Akhnaten, la terza dell’autore in cui viene ritratto un personaggio storico.
I tre atti raccontano le diverse fasi del regno di Akhnenaton, tra cui l’incoronazione, l’incontro con l’amata Nefertiti e la caduta, in un libretto di pugno dello stesso Glass in collaborazione con diversi studiosi del campo. La lingua per quasi tutte le parti cantate è l’egiziano antico e i testi sono in larga parte tratti dal sacro Libro dei morti, mentre l’inglese per le parti recitate. Insolita è la riproposizione del testo narrato in una versione tradotta in italiano appositamente per questa serata, laddove poteva essere tranquillamente lasciata in inglese e sottotitolata.
La musica di Glass è magica, ipnotica, dal carattere grave. L’orchestra di archi, in cui l’assenza del violino ne definisce ancora di più il colore scuro, disegna ostinati di arpeggi che scavano nel passato portandoci indietro nel tempo di millenni. Forse nel caso di questa prima italiana, l’esecuzione risulta più lenta del previsto e i tempi di durata dello spettacolo dilatati. Il filmato, che è stato realizzato immortalando i reperti archeologici del Museo Egizio di Torino e quindi di carattere puramente descrittivo, ha permesso la migliore fruizione e concentrazione sulla musica di un Piccolo Teatro che per quest’occasione è strapieno.
ESECUTORI:
Rupert Enticknap (Akhnaten)
controtenore
Gabriella Sborgi (Nefertiti, moglie di Akhnaten)
contralto
Valentina Valente (Regina Tye, madre di Akhnaten)
soprano
Giuseppe Naviglio (Horemhab, generale e futuro faraone)
baritono
Mauro Borgioni (Aye, padre di Nefertiti)
basso
Marcello Nardis (Sommo sacerdote di Amòn)
tenore
Artisti del Coro del Teatro Regio (Le sei figlie, Il banchetto funebre)
Valter Malosti (Amenofi, figlio di Apu, lo scriba)
narratore
Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino
Dante Santiago Anzolini
direttore
Claudio Fenoglio
maestro del coro
Dennis Giauque
maestro ripetitore
Andrea Micheli
fotografie
Luca Scarzella
regia video
Gianni Carluccio
allestimento e luci