
Nessuna definizione è migliore di questa, scritta da de Maupassant, per assaporare il dualismo di Bartok, fra ricerca filologica e sperimentazione innovativa sulla tradizione, e il delicato equilibrio fra la voce, piena ed armonica, e la melodia orientale, in bilico fra l’antico e il moderno.
Non sono un tecnico e, quindi, la musica per me è puro pathos, in cui mi lascio trasportare dalle sensazioni, in un moto ondoso di ritmi diversi e penetranti.
Il concerto inizia e la sala Verdi perde i suoi confini per lasciare spazio allo sconfinato viaggio musicale, magistralmente diretto da due interpreti di grande talento.
La voce calda e timbrica scivola accompagnata dalle note del pianoforte che oscillano, si rincorrono in ritmi, in tempi e in quadri così diversi eppure così fluidi ed omogenei, lenti a volte o improvvisi e repentini altre, come il correre delle nubi nel cielo delle campagne ungheresi.
Il tempo vola e scivola sui ritmi popolari, come piccoli quadri, uniti dal sottile fil rouge della tradizione e della bravura dei due interpreti: il giovane talento Orazio Sciortino, e la raffinata mezzo soprano Sonia Turchetta.
Programma:
Bela Bartok
Cinque Canti op. 5 per voce e pianoforte
Otto improvvisazioni su canti contadini ungheresi per pianoforte op. 20
Tre burlesche op. 8c per pianoforte
Otto canti popolari ungheresi per voce e pianoforte
All’aria aperta, cinque pezzi per pianoforte
In campagna, scene rurali per voce e pianoforte
Esecutori:
Sonia Turchetta, mezzo soprano
Orazio Sciortino, pianoforte